Lavoratrici della conoscenza in concorso

Archeologhe, archiviste, giornaliste, storiche dell’arte: tutte con più di trentasei anni, tutte occupate, tutte a svolgere la prova scritta di Materie Letterarie del “concorsone” per docenti.

Come molti ricordano tutto era cominciato con le dichiarazioni del ministro Profumo che presentavano il concorso come l’occasione per selezionare i migliori, fra i professori delle graduatorie ad esaurimento, prima delle assunzioni dei giovani neolaureati. Già di fronte a queste intenzioni non si erano fatte attendere le giuste denunce di ingiustizia e di spreco di risorse pubbliche destinate a selezionare personale già selezionato. Ma come se non bastasse, il ministro era poi stato subito smentito nelle sue intenzioni perchè, un po’  “distratto”, non si era accorto che la legge italiana garantisce ai laureati con il “vecchio ordinamento” il  diritto di partecipazione. Così è successo che la maggior parte dei candidati al concorsone, ben il 66%, si è laureato da tempo e non ha mai insegnato fino a questo momento. In molte discipline i numeri dei posti a disposizione sono veramente modesti, nell’ordine delle poche unità per regione, ma per le materie letterarie, che comprendono Italiano, Storia e Geografia, i posti sono un po’ di più e in molti casi raggiungono e superano il centinaio, rendendo la partecipazione al concorso più giustificata.   Queste circostanze si sono intrecciate con la particolare situazione del lavoro nel settore della cultura per gli attuali quarantenni, ambito nel quale sono impiegate molte donne, prevalentemente inquadrate come lavoratrici a progetto, o come componenti di micro società con unica partita iva. Si tratta di professioniste che oggi, pur lavorando, e pur non avendo il tempo di studiare, faticano talmente a garantirsi introiti all’altezza degli sforzi, che non possono permettersi di non provare ad ottenere una condizione lavorativa più dignitosa. Non si pensi che la scuola per loro sia un ripiego, perchè anzi ne riconoscono l’importanza e ne sanno la bellezza, ma sanno anche che la loro esperienza è maturata altrove e sanno di essere dotate di competenze preziose e utili nei loro specifici campi di lavoro.  Molte di loro, con umiltà e consapevolezza dei loro limiti, si sono perciò presentate alla prova scritta, ben sapendo che con ogni probabilità sarebbero state premiate le conoscenze e le competenze tipiche della professione insegnante, e dunque non le loro. Ma come in una magica inversione del senso delle cose, all’uscita dopo la fine della prova, si guardavano fra loro con un po’ di malcelato stupore per essere state tutte in grado di rispondere a tutte e quattro le domande. Tutte ottime future docenti? E’ possibile, ma il fatto è che almeno tre dei quesiti vertevano su temi talmente generici, da consentire a chiunque fosse un operatore culturale di strutturare una risposta possibile.  Al loro fianco, altrettante sconcertate insegnanti precarie, già decimate dall’inadeguato quizzone preliminare, non sapevano quale valore dare alla loro professionalità così umiliata da quel trattamento.

Tutte sono andate a casa, e tutte hanno probabilmente a lungo riflettuto sul senso del loro lavoro, sul senso del lavoro culturale, su come le professionalità di questo settore non godano nè di adeguato riconoscimento nè di adeguata collocazione, ma continuino ad essere, come nelle società più arretrate, fra loro interscambiabili senza specifici percorsi formativi di conversione, per finire poi tutte, come in un unico grande luogo di sublimazione, ancora una volta, nella scuola.

Naturalmente  in altre materie, come per esempio Elettronica, ma non solo, le domande avevano un’impostazione assai più specifica e legata all’applicazione scolastica dei contenuti.

Le domande proposte agli aspiranti docenti di Materie Letterarie

Le domande proposte agli aspiranti docenti di Elettronica

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2 pensieri su “Lavoratrici della conoscenza in concorso

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