Canova, il reggicalze, la sensibilità degli studenti e le stupidaggini dell’ex ministro.

ImmaginePortandomi in classe il catalogo fotografico di Intimissimi con questa foto, alcuni giorni fa, una mia studentessa di quinta professionale per il turismo mi ha fatto notare che l’accostamento fra la modella in reggicalze e il leone sullo sfondo, simbolo della virtù morale della fortezza di Maria Cristina d’Austria nel monumento funebre viennese di Canova, non le sembrava molto adeguato e mi chiedeva se, secondo me, il fotografo lo avesse fatto di proposito o se non se ne fosse nemmeno accorto.  Le avrei dato un bacio, ma credo le darò solo un buon voto: abbiamo studiato Canova il mese scorso e una settimana fa li ho sollecitati ad una riflessione sull’uso dei luoghi d’arte e la pubblicità (di quei giorni uno spot di una casa di moda girato al Louvre), così lei giustamente, facendo shopping, ha controllato il catalogo omaggio di Intimissimi ambientato nella Gipsoteca di Possagno e ha cominciato a pensare.   Dopo un po’ di discussione in classe e valutazione del catalogo e della scelta della Gipsoteca di offrirsi per questa finalità, ho promesso di approfondire e magari scrivere a Possagno per saperne di più. Questa mattina però, a proposito della Gipsoteca, mi imbatto in un articolo disarmante nel quale si spiega come Canova oggi sia utile al mondo soprattutto come testimonial pubblicitario della produzione industriale trevigiana e come questo sia reso possibile grazie al  sodalizio tra Unindustria Treviso e Fondazione Canova di Possagno. Dopo tutto «Antonio Canova ha portato sul palco dell’imprenditoria il tema della bellezza, era un diplomatico, un intellettuale, un viaggiatore, un artista e non da ultimo un imprenditore; [….] e sappiamo che andava con un catalogo a vendere il suo prodotto, prevedendo i gusti della committenza» spiega Mario Guderzo, direttore della Fondazione: ah ecco un punto di chiarezza sul catalogo! E se non bastasse, per accreditare definitivamente Antonio Canova nella realtà industriale italiana, nel caso qualcuno ancora avesse dubbi e non avesse sufficienti informazioni su di lui, viene in soccorso l’opinione “autorevole” di Giancarlo Galan, già Ministro dei Beni Culturali, che argomenta e conclude affermando:  “il Canova era un grande industriale di un piccolo paesino del trevigiano, credo che se fosse esistita, si sarebbe iscritto a Unindustria” , quasi commovente.

Sono indecisa se scrivere alla Gipsoteca come avevo promesso ai miei studenti: non vorrei finire in una mailing list di spam pubblicitario.

R.C.

Catalogo fotografico Intimissimi

Treviso. L’industria sposa l’arte, Canova come testimonial
Valentina Calzavara    La Tribuna di Treviso 24/11/2012

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9 pensieri su “Canova, il reggicalze, la sensibilità degli studenti e le stupidaggini dell’ex ministro.

    • Proprio così, e anche per questo la cultura, l’arte, la conoscenza hanno su di loro effetti straordinari. Perciò è ancora più penoso sapere che in istituti professionali come questo la Storia dell’Arte è stata tolta a causa dei tagli berlusconiani e fra un anno e mezzo nessuno studente pìù studierà Canova. Forse la Gipsoteca di Possagno ringrazia.

  1. La cosa triste è che nel Paese dell’Arte
    in futuro nessun studente avrà una cultura di base in merito.
    Per me dovrebbe essere un insegnamento fondamentale, di ogni ordine e grado

  2. Che “Canova oggi sia utile al mondo soprattutto come testimonial pubblicitario della produzione industriale trevigiana” non lo considero un fatto in sé scandaloso. Ci sta che il marketing utilizzi delle icone artistiche. Non tutte le pubblicità che si avvalgono della Gioconda piuttosto che dei quadrati neoplastici di Mondrian – tanto per esemplificare – sono sgradevoli o inopportune. Semmai, si tratta di mettere la gente scolarizzata nelle condizioni di saper fare dei distinguo, per cui si è coscienti che l’immagine pubblicitaria risponde a certe esigenze che non sono le stesse dell’arte, almeno non del tutto. L’esempio della tua studentessa dimostra che se la scuola funziona, problemi in tal senso non ce ne sono. Il resto è cronaca più o meno irritante.

    • Certamente non è una novità che l’opera d’arte sia utilizzata all’interno di messaggi promozionali in funzione simbolica od ornamentale. Sulla qualità dell’uso delle opere di Canova nel catalogo in questione abbiamo in classe a lungo discusso confrontando opinioni anche diverse, ma è generalmente emerso che tanto più la conoscenza e la competenza su Canova era alta, tanto più si leggevano con disagio alcune scelte del fotografo. Questo significa, a mio parere, che al di là della discussione su quali possibilità riservare al nostro sistema mediatico e consumistico di avvalersi dell’opera d’arte, questione sulla quale non è qui possibile completare il discorso, non possiamo certo permetterci di essere una società che spreca irrimediabilmente le sue risorse culturali trascinandole in un indistinto e inutile “minestrone” facendo loro fare da “vallette” negli spot.
      Purtroppo la scuola continua ad essere sempre più impoverita e sarà sempre meno elemento di compensazione culturale e sociale. La Storia dell’Arte è stata drammaticamente ridotta, la Storia della Musica non c’è mai stata e mai ci sarà. Magari di questo scriverò. Mi perdoni, per ora, la lunghezza della risposta.

  3. Ma è questo che vogliono, “dire grandi stronzaie” come veicolo
    pubblicitario. Uscire dai vecchi schemi, suscitare polemiche, questo è ormai quello che conta: dicano quello che vogliono, l’importante e che parlino di me. Meno male che abbiamo un sacco di bravi maestri e ragazzi istruiti e pensanti, altrimenti si potrebbe dedurre che a prescindere dallo sfondo raffigurato, che una bella gnocca sia bella con calze, reggicalze e senza. Penso pure che il Canova fosse daccordo con me. W la gnocca trevigiana, anche se industriale.

  4. Alcune donne scolpite dal Canova erano molto meno vestite della modella della pubblicità (tra l’altro molto bella), il biglietto d’ingresso della Gipsoteca di Possagno costa quasi come entrare al Louvre e forse alla ditta produttrice di biancheria intima va dato il merito di aver stimolato l’attenzione della brava studentessa nell’osservare l’ambientazione dello spot.
    Non vedo che problema ci sia a girare uno spot in un contesto artistico come quello di Possagno, soprattutto se la qualità della regia dello stesso è ben curata come in questo caso, a mio parere.
    Ci sono aziende ben più ricche di Intimissimi che fanno spot-spazzatura ben più deprimenti, vedi ultima campagna Vodafone.
    Cordiali saluti

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