Due miliardi di euro di coesione culturale


Il dottor Aniello  per il suo studio odontoiatrico ha ricevuto 121mila euro, i dottori Marco e Laura  ne hanno ricevuti 124 mila, la lavanderia della signora Jole  di Foggia ha ottenuto 97 mila euro, anche una lavanderia di San Giorgio a Cremano ha avuto78 mila euro, e potremmo continuare ancora con tanti altri: hanno tutti ricevuto soldi europei destinati alla cultura e al turismo in Italia. Come è stato possibile? Sono tutti finanziamenti ottenuti e gestiti da Invitalia, ex Sviluppo Italia, l’agenzia nazionale di emanazione governativa, da metà maggio sotto controllo della Corte dei Conti, al cui vertice siede Giancarlo Innocenzi Botti, tra i fondatori del gruppo Fininvest, ex presidente della commissione parlamentare per il Digitale Terrestre.

Questo ed altro si può scoprire andando a controllare il sito Opencoesione, aperto nel luglio scorso dal Ministero per la Coesione Territoriale, e dal 15 ottobre aggiornato con gli ultimi dati.  Si viene a sapere così che alla voce “cultura e turismo” corrispondono finanziamenti per 2.068.278.655,14 euroMa di cosa si tratta esattamente?

Su Opencoesione.it, per meritoria volontà del ministro Fabrizio Barca, sono stati resi disponibili i dati relativi alla destinazione dei fondi europei e dei finanziamenti nazionali nel periodo 2007-2013.  In Italia, in questo lasso di tempo, le politiche di coesione territoriale, controllate dall’omonimo ministero, prevedono la destinazione di circa 100 miliardi di euro. Risorse che provengono in parte da fondi europei (quasi 28 mila miliardi di euro) e per il resto da risorse nazionali.  Circa la metà delle destinazioni di queste risorse sono ora disponibili on-line per un totale di più di 500 mila progetti monitorati.
La realizzazione di questo sito, che informa e sollecita valutazioni ed interventi, è un fatto pregevole di trasparenza e civiltà, ma è anche il segno del bisogno, finalmente avvertito, di condividere il monitoraggio della destinazione di questi soldi.

Il primo punto debole della vicenda,  notato da politici e giornalisti al primo apparire dei numeri, è stato il fatto che, pur essendo vicina la scadenza del 2013, solo 16,9 miliardi di euro sono effettivamente stati spesi, rispetto ai più di 52 miliardi assegnati e monitorati. Da molte parti si sono levati lamenti sull’atavica incapacità tutta italiana, e particolarmente dell’area sud della penisola, di saper portare a termine gli impegni a causa di burocrazia, ignavia e molto altro. Tuttavia, andando a controllare, seppur in maniera non sistematica, così come è consentito da uno sguardo non specialistico, ci si rende conto che talvolta più che la mancata capacità di portare a buon fine i finanziamenti ricevuti, dovrebbe preoccupare maggiormente la destinazione prevista per questi finanziamenti.

Ci limitiamo qui ad una valutazione che riguarda il settore denominato “Cultura e turismo”, al quale sono destinati poco più di 2 miliardi, più o meno il 4% dei fondi monitorati, una cifra molto simile a quella destinata all’ “Agenda digitale” (1,7 miliardi di euro) e che appare subito sotto-dimensionata rispetto alle esigenze italiane, se si tiene anche conto che da questi fondi vengono attinte le risorse per il restauro dei monumenti danneggiati dal terremoto dell’Aquila.

Molto discutibile è poi la scelta di considerare unitariamente l’ambito culturale e quello turistico. Si tratta di una questione controversa, che ha visto anche la proposta di unificare i due ministeri, e che si confronta col fatto che queste suddivisioni tematiche provengono in parte da definizioni dell’Unione Europea. Tuttavia non si può non dire che essa rappresenta uno degli elementi più macroscopicamente distorsivi rispetto ad una congruente e trasparente destinazione del denaro. Innanzi tutto è concettualmente fuorviante e non condivisibile considerare il fatto culturale come strettamente ed esclusivamente legato alle finalità turistiche, come se la conservazione e la produzione culturale non avessero una loro autonoma valenza, ma vivessessero principalmente come oggetto di interesse per l’industria del turismo. In secondo luogo l’aver creato questo ambito unitario non consente di valutare con chiarezza quante risorse siano destinate in effetti al settore della cultura e del patrimonio strettamente inteso.

Proviamo comunque ad analizzare meglio alcuni dati. All’interno dell’ambito “cultura e turismo” la maggior parte dei soldi, ben 1,4 miliardi di euro, sono investiti in infrastrutture. E’ incoraggiante leggere che il progetto più finanziato è di stretta pertinenza culturale, perchè si tratta  della valorizzazione dell’area archeologica dell’antica Kroton, gestito dalla Regione Calabria, con più di 85 milioni di euro, tutti di provenienza nazionale. Tuttavia non rimane che sperare che il tutto vada a buon fine perchè, per il momento, il progetto, pur finanziato lo scorso anno, non è ancora concretamente partito, ed è oggetto di disputa fra regione e sindaco di Crotone sulla responsabilità dei lavori.

Quasi 500 milioni di euro invece sono stati destinati ad “acquisto di beni e servizi”. Qui troviamo un po’di tutto, molto rivolto a finalità turistiche e cifre che, francamente, destano impressione.
L’Ente provinciale per il turismo di Napoli ottiene ben due milioni di euro per le iniziative del Natale 2009/10 con il progetto “ Barocco napoletano e….non solo. Le luci, i suoni e i colori del Natale”. Va anche meglio alla regione Sicilia, alla quale sono andati, fra gli altri, due finanziamenti per campagne di comunicazione di promozione turistica per un totale di  più di 28 milioni di euro.
Non solo al sud però vanno le risorse. Uno dei progetti fra quelli con finanziamenti più alti riguarda la Val Camonica e prevede interventi sul patrimonio artistico, culturale e naturale. Purtroppo però, pur essendo il progetto formalmente finito nel gennaio del 2011, e pur non essendo al sud, qualcosa deve essere andato storto perché ancora non ha avuto la capacità di ottenere i 3 milioni e mezzo di euro stanziati.

Sottoforma di “incentivi alle imprese” troviamo destinati quasi 200 milioni di euro. In questa categoria troviamo finanziamenti ad alberghi, pizzerie, bar, ma anche istituti di bellezza e, come abbiamo visto, dentisti e lavanderie. Meglio fermarsi.

Come “contributi alle persone” sono impegnati più di 16 milioni di euro, per lo più destinati ad associazioni culturali, fra le quali molte dei territori aquilani.  Spicca fra gli altri il contributo di un milione di euro al Centro Matteucci per l’arte moderna di Viareggio per il programma culturale integrato sull’arte contemporanea del XIX e XX secolo svolto, molto rapidamente, fra il 17 maggio 2010 e il 15 giugno 2010.

In conclusione, fermo restando che molte risorse sembrano essere state impegnate e spese in modo adeguato e congruente alle finalità, non si può non rilevare che rimangono ancora troppi i dubbi che sorgono nel leggere questi dati.

Due sono gli elementi di maggior criticità: la dimensione dell’ammontare complessivo, che non sembra adeguato alle esigenze dell’Italia, e l’opacità, se non la palese inadeguatezza, di molti progetti finanziati.
Abbiamo voluto affrontare questo argomento, benchè ostico e a tratti scivoloso, non per ricercare nuovi e facili scandali pubblici, ma per sollecitare ognuno a verificare ciò che conosce e partecipare attivamente al pubblico dibattito. Il sito opencoesione.it  è facile da consultare e permette di ricercare per tema, territorio o singolo progetto. Questa opportunità di informazione è nata per questo e per questo va opportunamente utilizzata.

Raffaella Cattinari

Sito Opencoesione

“Imbarazzo” di Giovanni de Mauro su Internazionale 21/09 /2012

“Così sprecano i soldi UE” di Francesca Sironi si L’Espresso 21/08 /2012

Fondi europei. Così il Sud si prepara al countdown   di Rosanna Lampugnani – Corriere del Mezzogiorno  Economia 10/09/ 2012

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