Patrimonio Primario

Il Patrimonio e il paesaggio nei programmi dei candidati alle Primarie del Centrosinistra

Se è vero che le parole pronunciate possono volar via con il vento, l’antico proverbio mette in guardia sulla permanenza di ciò che trova forma scritta e tanto più pesanti diventano le parole scritte con scopo ufficiale. Dunque dobbiamo pensare che coloro che si impegnano nel pubblico confronto politico si dedichino a scegliere con cura quelle che decidono di far stampare nei propri documenti programmatici.

Il prossimo 25 novembre si terranno, come tutti sanno, le primarie del centrosinistra.  Ancora non sappiamo chi sarà effettivamente candidato a questa competizione, poichè ancora non sono chiusi i termini di presentazione, tuttavia coloro che stanno in questi giorni predisponendosi alla candidatura, già da qualche tempo hanno elaborato documenti di carattere programmatico. Vogliamo qui tentare una prima valutazione su come hanno affrontato il tema del Patrimonio e del paesaggio.

I documenti fra di loro hanno dimensioni e caratteristiche diverse, tuttavia sono confrontabili poichè abbastanza agevolmente si rintraccia in ognuno di loro una parte dedicata più o meno estesamente a questo tema. L’unico documento, peraltro molto sommario, che non tocca per niente questi argomenti, come non ne tocca molti altri per la verità, è quello di Bruno Tabacci, perciò escludiamo subito questo documento dall’analisi.

Il programma che dedica più spazio alla Cultura è quello di Nichi Vendola, che riserva a questo tema quattro pagine in scrittura di piccolo formato, presentate  nella prima settimana di campagna per le primarie. Di queste quattro pagine solo l’ultima mezza colonna è intitolata BENI CULTURALI , mentre il resto è dedicato agli altri aspetti della cultura.

Matteo Renzi intitola un capitolo del programma:  Il modello italiano:cultura, turismo, sostenibilità , e in circa una pagina si parla di Patrimonio, paesaggio, cultura in genere.

Anche Laura Puppato scrive circa una paginetta, ma ci fa stare Scuola, Università e Cultura .

Infine, per quanto riguarda Pierluigi Bersani, ad oggi si dispone del documento Italia Bene Comune votato dagli organismi del Pd e del successivo aggiustamento (che porta lo stesso titolo) controfirmato come Carta d’intenti insieme a SEL e Socialisti. Questo secondo documento deve dunque considerarsi sottoscritto anche da Vendola. Per quanto attiene ai nostri temi, nella parte in cui è presente anche il Patrimonio, fra i due documenti intercorre solo una differenza che più avanti analizzeremo. Bisogna però dire che in questi testi non c’è una parte dedicata in modo esclusivo al Patrimonio o al paesaggio, ma di questi si parla nel capitolo intitolato Beni Comuni.

Per quanto riguarda la terminologia utilizzata, purtroppo si assiste ad una certa varietà di approcci e ad alcune espressioni non chiare e foriere di inquietudini interpretative. Se Bersani parla correttamente di “patrimonio culturale e del paesaggio”, e Vendola usa il più ministeriale “beni artistici e culturali”  dopo aver proposto di rifondare il ministero e rinominarlo “Ministero per la creatività”,  Renzi  invece azzarda il concetto di “cultura sostenibile” (senza dare spiegazione di cosa sia eventualmente la cultura insostenibile) e aggiunge, con passaggi a noi oscuri, che “si afferma nel mondo un nuovo capitalismo culturale, fondato sul valore dell’estetica, della creatività, dell’esperienza e della sostenibilità ambientale”.  La Puppato infine esordisce con l’idea che “l’opera d’arte deve risultare importante fonte di cultura popolare e interesse economico“.

E come si capisce subito da questa introduzione ai documenti in esame, stiamo parlando di parole che in parte sarebbe meglio volassero via velocemente, ma non perdiamoci d’animo e proseguiamo un’analisi più dettagliata.

Passando alle proposte va rilevato che solo due candidati, Renzi e Vendola, propongono esplicitamente di aumentare le risorse pubbliche per la cultura: Vendola ricorda come attualmente “l’investimento pubblico in Cultura è pari allo 0,19 % del bilancio statale (0,11%del PIL)” ma non azzarda ipotesi su quando vorrebbe che fosse, Renzi invece, facendo riferimento alla Francia, precisa che l’ obiettivo “tendenziale di medio periodo dovrebbe essere dell’1% del PIL” : un’affermazione abbastanza chiara che ci auguriamo impegni il candidato in caso di vittoria. 

Purtroppo questo aumento auspicato di risorse riguarda, sia per Renzi che per Vendola, la cultura in generale, e non il Patrimonio ed il paesaggio in particolare, perchè quando si passa a parlare di Patrimonio in modo specifico, quasi tutti i documenti trascurano di chiarire il ruolo del contributo economico pubblico e  puntualizzano immediatamente che è necessario ripensare il rapporto con il capitale privato.  Partendo  dal programma di Vendola che al punto 2 recita: “Introdurre una normativa chiara e puntuale sulle sponsorizzazioni per rendere appetibili e trasparenti i bandi e consentire la defiscalizzazione per gli investitori privati nel settore”, si passa alla sbrigativa proposta di Puppato di “aumentare il prezzo dei biglietti” perchè, in base al “principio della domanda e dell’offerta” “i siti più visitati devono avere prezzi adeguati, quelli meno noti prezzi incentivanti”, e all’ancora più sommaria proposta di affidare le opere d’arte non esposte nei musei in ” locazione ad organizzazioni private … o affidarle a enti, istitutuzioni, fonti termali e alberghi affinchè ne curino l’esposizione“, e così iniziano e finiscono le proposte della candidata sull’argomento!

Passando poi al documento bersaniano si deve notare che “il patrimonio culturale e del paesaggio” sono affiancati dall’energia, dalle infrastrutture, dalla rete del welfare e della formazione come “beni che devono vivere in un quadro di programmazione, regolazione e controllo sulla qualità delle prestazioni”, ma attenzione: a questa classificazione sfugge l’acqua, che invece è definita “bene non privatizzabile”, solo perchè in sede di seconda stesura del documento, in occasione del recente accordo con SEL e Socialisti, è stata apportata questa correzione. Dunque, se si precisa che l’acqua, che nella prima stesura era compresa nell’elenco, ora è chiaramente non privatizzabile, si deve pensare che il resto dell’elenco, compresi il patrimonio culturale ed il paesaggio, non sia escluso da questa circostanza? E’ in effetti così perchè infatti non è specificato che si sta parlando di patrimonio culturale pubblico e perciò capiamo che, anche nel documento cui fa riferimento principalmente Bersani, di Patrimonio inteso come pubblico non si parla proprio, o meglio lo si tratta come categoria non distinguibile da quello di proprietà privata, aprendo a possibili e discutibili conseguenze  rispetto alla specificità del Patrimonio culturale pubblico.

Per quanto riguarda le proposte sull’organizzazione della struttura ministeriale e sugli organismi di controllo, dobbiamo registrare il fatto che nessuno dei candidati propone di aumentare l’organico del Ministero o dare allo Repubblica maggiori strumenti reali di tutela, mentre molti precisano al contrario la volontà di alleggerire e snellire.  Solo Vendola propone all’ultimo punto di “valorizzare, fare emergere dalla precarietà e formare le innumerevoli risorse di addetti al settore” ma non chiarisce se gli archeologi e i manager culturali di cui parla siano operatori degli organismi di tutela o meno. Per il resto anche lui al primo punto chiede di ” snellire le norme in materia di appalti” e al punto tre chiede di “rendere le sovrintendenze (sic) strumenti efficienti di effettiva tutela e valorizzazione e non di mera e spesso cieca conservazione” , introducendo così una precisa separazione fra tutela con valorizzazione da una parte  e mera conservazione dall’altra che, senza un chiarimento, rischia di aprire le porte a pericolosissimi fraintendimenti che portano all’idea che se non si può valorizzare un bene appare inutile conservarlo.

Renzi è nuovamente molto esplicito, anche su questo punto: le Soprintendenze devono occuparsi solo delle “azioni più rilevanti per la tutela” e tutto il resto lasciarlo ai Comuni che “garantiscono livelli organizzativi adeguati”, le “singole istituzioni culturali” poi devono avere “autonomia gestionale e di progetto” .

Anche nel documento di Bersani, seppur formulato, come si è visto,  secondo un discorso che tratta unitariamente tutti quelli che sono considerati BENI COMUNI, si pone l’accento su “un nuovo e rigoroso investimento sul valore dell’autogoverno locale” che “deve offrire spazi e occasioni alla sussidiarietà, alle forme di partecipazione civica, ai protagonisti del privato sociale e del volontariato”.

In conclusione, a commento dei documenti programmatici di candidati che rappresentano proposte politiche fra le più avanzate e apprezzabili oggi in Italia, di gran lunga superiori a tutte quelle che la destra berlusconiana ha applicato in Italia, emerge come ancora su questi temi, nonostante la loro centralità, venga adottato un lessico talvolta inappropriato e vuotamente propagandistico, come si preferisca dimostrare discontinuità rispetto alle posizioni che prediligevano un ruolo centrale delle strutture statali di tutela, in linea con la Costituzione,  e come venga esplicitamente proposta una cessione di sovranità agli organismi periferici e un sempre maggior coinvolgimento del ruolo di soggetti privati.

Si tratta, è vero, di documenti riassuntivi, rivolti a tutto l’elettorato, non specialistici, tuttavia sappiamo che ogni candidato ha certo intorno a sè esperti che curano ogni aspetto del programma, e immaginiamo che ogni parola sia stata adeguatamente pesata.

Ci chiediamo se gli elettori del centrosinistra possano trovare rappresentate tutte le loro posizioni all’interno di questi programmi. Temiamo con grande preoccupazione che non sia così.

Raffaella Cattinari

POST SCRIPTUM (29.10.12)  : Per completezza è opportuno precisare ciò che ad una prima lettura dei documenti ci era sfuggito. Nelle pagine programmatiche di Laura Puppato, all’interno dei due distinti argomenti Ambiente e Agricoltura, compare la nozione specifica di Paesaggio e si discute del destino dei terreni agricoli. A proposito del paesaggio viene oppurtunamente ricordata la quantità di territorio a vario titolo tutelato in Italia e si esprime nettamente la volontà di confermare queste tutele, proponendo una politica urbanistica senza nuove occupazioni di suolo. Nel capitolo Agricoltura si aggiunge poi la volontà di  “arrestare il consumo del suolo agricolo, attraverso la diversa destinazione degli oneri di urbanizzazione”. Entrambe posizioni importanti e tecnicamente precise, volte ad un percorso di salvaguardia paesaggistica. Si dimostra dunque in Puppato una maggior sensibilità quando gli aspetti culturali riguardano fatti di ordine ambientale, e a maggior ragione il rammarico aumenta nel notare come non abbia saputo opportunamente mettere a sistema i temi profondamente correlati di Patrimonio-paesaggio-ambiente, ma la abbia trattati in modo separato e con gradi molto diversi di consapevolezza.

Links ai documenti programmatici:

“Italia Concreta” di Bruno Tabacci

Documento programmatico di Nichi Vendola

03/11/2012  In data successiva alla prima presentazione, Nichi Vendola ha inserito nel sito una seconda versione del suo documento nel quale vengono riformulati in particolare i punti relativi ai Beni Culturali. Questo il link:  Seconda versione del documento programmatico di Nichi Vendola

“Italia Bene Comune” Carta di intenti approvata dall’assemblea Pd

“Italia Bene Comune” Carta di intenti della coalizione del centrosinistra

Documento programmatico di Matteo Renzi

Documento programmatico di Laura Puppato

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6 pensieri su “Patrimonio Primario

  1. L’analisi e i dati suggeriscono una cosa sola: pochi investimenti su scuola e quindi futuro.
    Ma nache un pò di miopia nel centrosinistra nel non voler comprendere quanto la cultura possa essere una risorsa economica per uscire dalla crisi

  2. L’analisi della Cattinari è molto opportuna e tempestiva. Ma sarebbe forse il caso di non considerare solo l’elettorato di centro-sinistra. I programmi di Renzi, Vendola, Puppato e Bersani non li legge solo chi già sa che voterà a sinistra. Li legge pure chi non sa chi votare, e per questo si documenta con lo scopo di farsi una idea in merito. Io, per ora, non mi considero un elettore di centro-sinistra ma solo uno aperto a valutare l’attendibilità e la condivisibilità di certe proposte. Lasci partecipare tutti a certe sacrosante riflessioni, cara Cattinari, non si autolimiti rivolgendosi più o meno dichiaratamente a chi ritiene essere – a priori – un elettore di quella piuttosto che di quell’altra parte.

    • Non c’è dubbio che le idee e le proposte politiche devono essere sempre rivolte a tutti i cittadini e a tutti gli elettori che giustamente valutano e discutono. Credo che tutti questi documenti programmatici siano stati elaborati con questa intenzione, e certo anche la mia analisi muove dalla volontà di aprire un dibattito quanto più aperto possibile. Con la mia osservazione volevo tuttavia sottolineare il fatto che, con ogni probabilità, almeno una parte di coloro che in passato hanno votato per le forze politiche di questi candidati, o che intendono ora farlo, non trovano su questi temi, in nessuno dei programmi, una risposta totalmente soddisfacente. Trovo che questo sia un sintomo di come, mentre su altre questioni il dibattito si è sviluppato in modo più approfondito e ha trovato risposte più evolute, sul patrimonio culturale e sul paesaggio le argomentazioni al contrario paiono più imprecise, generiche e non abbracciano tutte le opinioni di coloro che avrebbero intenzione di sostenere con il loro voto questa parte politica. Può essere che queste posizioni convincano invece nuovi possibili elettori, ma anche questo naturalmente è un tema di riflessione. Grazie Boschi per il commento.

  3. Pingback: Primarie della (in)cultura | storie dell’arte

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